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martedì 15 marzo 2011

Cento giorni e qualche spicciolo.


Martedì 15 Marzo


Vinterferie, vacanze d'inverno. Ecco cosa sto amando dalla Norvegia, il poltrire fino al 20 marzo mettendoci di mezzo anche un weekend in Svezia.
Stamattina non avevo quindi nessuna sveglia che potesse interrompere il mio sonno, e nell'aprire gli occhi all'alba delle 11,un fiocco di polvere svolazzante aleggiava nella mia stanza. Mi è venuto un impulso istantaneo. Mi sono munito di spazzettone ed aspirapolvere e per 2 ore mi sono dedicato alla pulizia di “camera e dintorni”. Ho sempre odiato le pulizie, ma da quando sono fuori porta ne ho imparato l'utilità. E allora non è poi così tanto raro che mi prenda questo schizzo e mi metta a pulire, a spolverare, a lucidare il parquet, e cose varie. Poi sentendo l'odore del detersivo ho come il cuore in pace, la coscienza a posto. Il profumo di pulito è una cosa che amo da sempre.
Dopodichè sono sceso e con minuziosità mi sono concesso il piacere di un buon caffè italiano. Farlo bene è un'opera d'arte, e non tutti sono in grado di farlo. Credo che nel gesto del preparere un buon caffè si nasconda una magia profonda, un fascino irresistibile.
Mi piace confrontarmi con le persone, e ciò ovviamente implica il fatto che mi piacciano le persone con cui possa farlo. Tante volte mi sono fermato sull'aspetto di una persona, era finalmente l'ora che sotto questo punto di vista mi dessi una svegliata. Non riesco proprio ad avere nessun tipo di rapporto con un qualcuno che non abbia una propria opinione, non la faccia valere e non sia schierato da una parte piuttosto che dall'altra. E non intendo dal punto di vista politico, forse quello è il meno importante. Intendo schierato nella vita, con idee ben chiare (magari anche sbagliate) da difendere e da far valere.
Tornando a prima, discutere con amici ed amiche in questo momento vuol dire in gran modo parlare del mio ritorno in Italia e di quello che sarà una volta lì. È una cosa normale questa, e a meno di un terzo di esperienza al termine, è un aspetto da iniziare a prendere in considerazione (e adesso mi raccomando, partite con il “no, ma devi goderti gli ultimi mesi” ecc ecc. Questa è una cosa che sto facendo e farò, PERFAVORE PIETÀ! Si può benissimo pensare a quello che sarà anche mentre ci si concentra sul presente).
Ho letto da un libro mentre ero sul volo di ritorno da Oslo una frase che mi ha colpito. Ora non sto qui a riscriverla perchè non ho voglia di riprenderla da un libro che non mi ricordo neanche dove possa aver cacciato, ma ne esprimo il concetto: quando ti allontani dalla tua vita per un determinato periodo, da dove sei puoi osservare cos'è lei davvero, come se tu fossi un'altra persona che osserva la vita di qualcun'altro. E allora è più facile capire dove sono gli sbagli, le cose belle e gli aspetti a cui attribuire un certo valore.
È infatti stando lontano che ho capito quali sono le amicizie vere, quali sono i miei interessi più grandi e come la penso su tante cose che in questo momento sono lontane da me. E in queste tante cose, le idee di adesso non si possono nemmeno minimamente sovrapporre a quelle di un po' di tempo fa.
Al mio ritorno avrò qualche base solidissima, e qualche altro punto in cui dovrò ricostruire tutto da capo, a mio piacimento. Ed è una cosa che mi intriga da matti! In questi mesi i “pezzi” a mia disposizione per la costruzione si sono moltiplicati e hanno subito come un filtraggio, via quelli cattivi ed inutili e dentro solo quelli in cui credo davvero. E tra di loro si è aggiunta anche qualche (no, a dire il vero tante) novità.
È come una scatola piena di lego da cui devo costruirci un qualcosa, e sono libero di farlo come meglio mi pare senza seguire la benchè minima istruzione.
Ho solo una paura, quello di dover già avere delle scelte da fare. E ho troppi “pezzi” diversi da loro ma che possono tutti andare bene, mentre dovrei sceglierne solo uno. E tra questo troppo ho paura di uscirne alla fine senza niente. Come quando entro in una libreria per scegliere un libro da acquistare: mi è molto più facile trovarne uno che mi prenda se la libreria è piccola. Se invece la libreria è immensa con scelte di ogni genere, mi trovo in dubbio e mi prende la paura di comprarne uno mentre sicuramente guardando bene ce ne sarebbe stato uno migliore. E allora spesso accade che alla fine esco dalla libreria con le mani vuote e con la delusione di quelli che tra tutte le scelte possibili si ritrovano con un niente di fatto. Ed è questo che temo.
Non farsi prendere dalla frenesia del volere tutto subito, questo è quello che dovrò fare. Ma è anche quello che più nel passato mi ha messo in difficoltà. Quante possibili storielle con una ragazza sono finite per questo. Mi facevo ingolosire dalla portata del piatto, lo finivo a morsi talmente grandi da soffocarmi e poi alla fine, quando sul piatto restavano solamente le briciole e rimanevo solo con un mal di pancia da cattiva digestione, mi rendevo conto che il bello sta nel gustarsi ciò che si ha davanti, prolungando il piacere senza avere la neccessità di riempirsi la bocca tutta d'un colpo. Il gusto sarebbe stato comunque lo stesso, sia con un grammo che con un chilo. Forse su questo sono riuscito a cambiare, e non ho più paura di precludermi le possibilità per questa ragione.
Una ad una le candele qui sul tavolino si spengono. Come i giorni che passano, che mancano alla fine. Una fiamma in meno, poi due, tre e cosi via. Lucine che se ne vanno nella notte ma delle quali qualche ora più in là il sole non ne farà sentire la mancanza. Sono cento giorni e qualche spicciolo, sul telecomando del tempo non ci sono né rallentatore, né pausa e nemmeno accelletarore. Sarebbero tasti che ogni tanto farebbero davvero comodo. Mettiamoci anche il rewind tra questi desideri.
Ci tocca accontentarci però.

Matteo.