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giovedì 10 marzo 2011

On tour.


Mercoledì 9 Marzo, Bodø
Scrivere, scrivere, scrivere..
Non ho avuto tanto tempo per farlo ultimamente, e quel poco che basta per riordinare un attimo le mie idee me lo prendo ora.

Sono nella sala partenze dell'Aeroporto di Bodø, in cui ho dovuto fare scalo nel viaggio da Andenes ad Oslo. Prima del volo che mi porterà nella capitale norvegese, passeranno ancora 2 ore e così, per ammazzare un po' il tempo, mi sono armato di penna e del mio solito quaderno degli appunti per scarabocchiare la maratona di sensazioni che attraversa ora la mia mente.

C'è tanta gente negli aeroporti, gente diversa l'una dall'altra nelle mete, negli obbiettivi e negli sguardi. Quelli che mi colpiscono più di tutti sono coloro con valigie in cui credo ci possa stare l'intero armadio che ho nella mia camera. Ce ne sono di due tipi, ma quelli su cui mi focalizzo sono persone che hanno negli occhi la speranza di raggiungere un luogo nuovo, sconosciuto e misterioso. Chi per una vacanza, e allora indossa aria da spaccone, vestiti ed occhiali da sole non perfettamente in tinta con il tempo e il clima che c'è di fuori. Li senti parlare di Canarie, Maldive e Florida, e mentre pronunciano il nome delle loro mete la bocca gli si apre oltremodo per fartelo capire bene.
Poi invece ci sono quelli che nella valigia hanno racchiuso sogni di vita, speranze per il futuro e quando incroci il loro sguardo vieni colpito dalla loro paura che non cercano di nascondere, o più semplicemente non riescono a farlo. Ho seduti davanti a me una famiglia di medioriendali, lo si capisce da come sono e da cosa fanno che stanno scappando da qualcosa, forse dalla brutalità della guerra che dipinge tutto d'odio e spezza le vite dei loro connazionali. Loro stanno provando a fuggire da tutto questo, stanno cercando di trovare una nuova dimora e di riscoprire la pace e l'amore che serve per sopravvivere, mettendo in gioco il loro domani senza sapere minimamente cosa riserverà per loro.

Restano poi altre due categorie di viaggiatori, quelli che lo fanno per lavoro, con il comportamento e la sicurezza che mi porta a comprendere che l'aeroporto fa parte del loro quotidiano: i loro spostamenti sicuri e pretenziosi sono quasi arroganti per quelli come me che invece, con ipod nelle orecchie ed ammirazione negli occhi, cercano di far trasparire l'emozione che mi percuote ogni volta metto piede in luoghi come questo. Sarà che forse il numero di volte in cui ho volato le conto sulle dita di una mano, ma essere qui da solo, in un posto così grande, mi fa sentire libero. Ed è per questo che in quella che sarà la mia nuova vita italiana, cercherò di viaggiare il più possibile.

Non mi ricordo se ho detto qual'è la ragione di questo mio viaggio. Beh lo faccio ora, farò 6 giorni di vacanza al sud della Norvegia. Quanto è grande questo stato, spostandomi da dove vivo ad Oslo percorrerò la metà dei km che mi dividono da casa. Quindi stasera alle 19 sarò un po' più “vicino” a tutto :)
Andrò a visitare amici conosciuti lo scorso luglio mentre ero in vacanza a S. Cassiano, piccolo centro nelle Dolomiti. Ma prima di ciò, farò tappa nel luogo in cui ho vissuto il primo periodo della mia esperienza. 75 giorni di luci (poche) ed ombre (troppe). Ma oggi là guarderò tutto con una misura diversa, lo farò da visitatore esterno. Incontrerò i miei amici, Michael in particolare. Lui è un ragazzo belga con il quale è nata un'amicizia vera, e rivederlo dopo 4 mesi e passa sarà emozionante. È stata la persona al quale mi sono maggiormente “aggrappato” nei momenti difficili e che non smetterò mai di ringraziare per tutte le volte in cui mi è stato vicino. Ricorderemo insieme le tante avventure e le grosse risate passate assieme, praticamente quasi le uniche note intonate di quello che è stato un periodo a dir poco triste. Poi sarà ancora il momento dei saluti, e sarà un arrivederci a luglio, quando saremo sulla via per il ritorno a casa, fine dell'esperienza estera.

L'autoparlante invita i passeggeri diretti ad Oslo di dirigersi verso il GATE18 dell'aeroporto. Devo salutarvi :) A risentirci, presto o tardi.
Matteo.