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giovedì 10 febbraio 2011

Appunti dalla luce.



(trascrizioni da penna)


Giovedì 10 Febbraio


La cosa più naturale che mi viene da fare, colmato da questo incantevole paesaggio, è prendere in mano un pezzettino di carta che mi ritrovo in tasca, e la penna sempre a portata di mano. Poco importa se quel foglietto era un vecchio ricordo della mia vita italiana, lasciata a migliaia di km di distanza. Lo devo fare, punto.

Sinceramente non saprei neanche come iniziare a farlo, talmente tutto ciò che ho intorno sembra che nel suo silenzio mi disturbi. È geloso, geloso di quando levo lo sguardo da lui per provare a mettere giù due righe.

Sono seduto sull'unico spaziettino di roccia in cui inspiegabilmente non c'è neve. Per arrivare qui, però, ho dovuto farmi qualche decina di metri “immergendomi” nella trentina di cm di neve fresca caduta tra la nottata e il mattino. Poco importa se ora ho i piedi tutti bagnati, e rischio di trovarmi stasera a casa con la febbre. Questo è uno spettacolo che non potevo negarmi.
Ieri c'erano le onde, oggi invece il mare sembra una tavola d'olio, piatta e perfetta. Gruppi di gabbiani e pulcinelle di mare giocano a galleggiare sull'acqua, anche loro vogliono godersi ciò che hanno intorno, mentre uno stormo ribelle sorvola un peschereccio lontano dalla costa. Sembra volutamente indifeso, vorrebbe intrappolarsi tra onde che invece oggi hanno deciso di prendersi una pausa. È la libertà che solo il mare può darti, un mare in cui sicuramente lascerò una parte di me.
Il freddo non si sente, non lo puoi sentire quando il cuore ti pompa un calore quasi innaturale in tutte le vene.
Le montagne severe al di là del mare non sono solamente imbiancate nelle cime, ma sono totalmente coperte da un velluto incantato, coltre bianca che non lascia spazi vuoti.
C'è giusto quell'aria che ti ricorda di non essere in un quadro, e che ti accarezza le guancie mentre il sole, che ormai ha preso l'abitudine di fermarsi in cielo, te le bacia senza vergogna.
È la meritata ricompensa per chi, come me, ti ha tanto aspettato, tra luci di lampade e candele che seppur illuminassero il necessario, non lo facevano in modo così esaustivo.
È l'apice, è ciò di cui ho bisogno. Quelli che mi porto alle spalle, sono stati mesi belli, fatti però anche di attimi tristi. Oggi tutto quello per cui ho sofferto, combattuto e contrastato sembra rendermi merito. Non mi sono mai sentito così in pace con tutto il resto.
Matteo.