Sono il visitatore numero:

lunedì 16 maggio 2011

Bella ma troppo ventosa.


Ormai, lasciatemelo dire, fa caldo. Ora sto persino indossando un paio di bermuda di jeans, gli stessi che portavo a Roma ad agosto, prima di partire. Si va beh, ora ci sono circa quindici gradi di differenza, ma siamo intorno ai tredici-quattordici qui, quindi ancora una volta, fatemi dire che fa caldo.

Sono circa le sei di sera, e me ne sto seduto sulla poltrona di pelle nera in salotto. I raggi del sole, costanti ormai, entrano dalla finestra che dà sul giardino e vanno a posarsi sul poggiabraccio destro, che ormai scotta. La pianta qui da parte, anche lei illuminata costantemente dal sole, è un misto tra foglie verde vivo e altre ormai secche e bruciate. Ho sempre odiato le veneziane (parlo di tende, sulle donne non mi lamento ;p ), mi danno sempre l'aria di essere in un ufficio o comunque sia in una situazione di non-relax. Preferisco senza dubbio quelle belle, morbide, che arrivano fino giù al pavimento, quelle che aveva mia nonna nella sala. Cosa me ne importava se poi erano così lunghe che ogni volta che aprivo la finestra fungevano da scopa tirando su tutto quello che incontravano sul loro percorso, mi piacevano e basta. Chiudendo la parte immobiliare ma restando sulla poltrona, devo dire che sono qua bello scomodo, con tutto il peso sulla mia chiappa destra perchè su quella sinistra c'è una bella abrasione frutto di una scivolata di ieri pomeriggio sul sintetico, bel particolare né?

Il tempo stringe, non lascia tregua. Non la lascia per l'eccitazione di rivedere tutto (e tutti), per la tristezza di lasciare tanto (e tanti), e per la paura che ci sia ancora una volta troppo da cambiare. Quando un po' di tregua? Vorrei in questo momento trovarmi dove tutto è ciò che desidero, non quello che ho bisogno. E vorrei anche imparare a guardare un po' più a me stesso, ma non dovrebbe essere poi tanto difficile perchè sarebbe solamente un ritorno alle origini. Dovrei impare a rimettermi al primo posto della lista, invece è da un periodo a questa parte che sto assecondandomi per i bisogni altrui, perdendo così occasioni, qualche sorriso e un po' anche della mia voglia di parlare. Alcune volte ho come la sensazione che la mia opera migliore riesca a farla solamente quando non c'è nessuno che stia guardando, e poi ripeterlo davanti agli occhi degli altri è un'impresa più ardua di quanto sembra, altre volte invece mi sembra proprio che chi vorrei che il mio meglio lo apprezzasse, se ne frega altamente.

Capitolo canzoni. Oggi sono due le mie hits del giorno, ovvero Shiver dei Coldplay (per i motivi sopra elencati) e Leaving dei Westlife. È proprio in quest'ultima che c'è una frase da scrivere, leggere e pensare tante volte: what does the time go between goodbye and hello? Risposta che mi piacerebbe dare ma che non ho, mi aiutate voi a trovarla?

Si, in conclusione devo ammettere che non è un post che “sprizza di gioia” come i precedenti, sarà un po' l'amaro in bocca di una giornata bella ma un po' troppo ventosa, o sarà il periodo. Time will let you know. Buona serata.
Matteo.