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lunedì 9 maggio 2011

Un sorriso in una grigia mattinata di maggio.


Un biglietto del treno, uno scontrino del pub, un abbonamento della gelateria, una tessera delle fotocopie, il biglietto da visita di un ristorante, un pezzo di carta scritto da chissà quanto. Ecco qua, come nel piccolissimo spazio di un portafoglio si possono nascondere tutte queste cose, pezzettini ormai sbiaditi, consumati e stropicciati dal tempo che passa, da una vita che credo in parte lontana ma che poi mi ritrovo così vicina. Piccoli ricordi di chissà quanto tempo fa, di chissà quale momento e di quali idee. Mille tasche in cui ci buttiamo dentro di tutto, da carta a rimorsi, da numeri di telefono a risate, da biglietti di partite (sport e...altro) che hanno cambiato una stagione o di cui magari non ricordo nemmeno il risultato. Conserviamo perchè vogliamo ricordare, perchè non vogliamo dimenticare o semplicemente perchè ci dimentichiamo di eliminare dal portafoglio della vita. Prima o poi rispolveriamo ancora tutto, ma oggi mi portano un sorriso in una grigia mattinata di maggio.

Ha piovuto tanto tra l'ultima nottata e il mattino, lo sta facendo ancora. Ieri sera prima di dormire ho puntato la mia sveglia a venti minuti dopo del solito, il che vuol dire niente passaggio in auto ma biciclettata mattutina; era troppo importante quel letargo mattutino prolungato per poter farne a meno. Certo poi che al risveglio dopo una settimana di sole, non-freddo, azzurro e colori vari, mica mi aspettavo di essere catapultato in quella che ha tutte le sembianze di una tristissima mattinata di novembre, quelle in cui artisti e scrittori sono in ferie e lasciano tutto vuoto e incolore.
Fortuna che non si necessita di sole, di caldo e di sereno per essere felici. Certo aiuta, ma credo che in questo periodo potrei essere contento anche con tempeste, grandine e bufere di neve ogni istante.

Sono felice, lo sono e non mi stancherò mai di dirlo. Non è una felicità da ridere, da gridare e da non stare più nella pelle, no. È una di quelle silenziose, di quelle che non disturbano e che non fanno rumore, ma che si sentono dentro. Magari frutto di speranze ancora immature (ma non infondate), di sogni forse complicati ma che sono fondamentali per alzarsi ed addormentarsi sempre con il sorriso e con quella sensazione di pienezza e di sazietà che fanno stare così bene. È un gioco difficile ma pieno di fascino, capisco e mi convinco ogni giorno di più che affrontarlo ne vale la pena. Altrimenti avrei già mollato, o meglio non avrei nemmeno cominciato. Ma so che qui ne vale la pena.

È allora che, pedalando in mezzo a milioni di goccioline minuscole che non mi fanno tenere aperti gli occhi, prometto ancora una volta a me stesso di non tirarmi indietro, di provare a trovare la risposta giusta che sistemi questo strano rebus.


Siamo diversi, in alcuni cose praticamente l'opposto, talmente all'opposto che combaciamo. Ecco qual'è la soluzione, ecco perchè mi piaci così tanto, ecco perchè stiamo così bene.

Matteo.