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mercoledì 18 maggio 2011

Una terrazza sul sole.

Si è leggeri, immensamente leggeri davanti ai giorni che passano. Arrivano svolazzanti come fogli trasportati dal vento, si muovono quasi sinuosamente fino a toccarti, leggeri. Sono pezzi di carta uguali, bianchi, freddi, ma che contengono sempre una frase, un consiglio diverso. Se lo stesso vento che ce l'ha portato, non ce lo toglie troppo in fretta da lasciarci il tempo di leggere ciò che ci dice, allora consiglio dopo consiglio, giorno dopo giorno, vivremo al meglio.


Una terrazza sul sole. Era circa mezzanotte, quando ero fuori da prendermi un po' di quell'aria fresca che il mare porta su. Una decina di gradi, non di più, e io solo con una camicia. Il vento che soffiava lo sentivo oltremodo. Un po' forte e poi niente, non di quel costante a cui alla fine ci si abitua. Andava a strattoni, scosse che mi portavano sulla schena brividi simili a formiche, che salivano dai lombi fin su alle spalle. Ero fuori perchè la luce particolare che entrava dalla finestra era un invito troppo bello per essere rifiutato, e una volta fuori ecco lì: il tramonto sull'Oceano. Fasci rosa, rossi e di un arancio intenso, sopra un mare tanto scuro e crespo da aumentare ancora di più il fascino che già si porta dietro. I gabbiani nel cielo erano quasi fermi, danzavano su e giù come marionette appese a chissà quale filo, contro la corrente del vento. Mi sono seduto, davanti a quello spettacolo, al freddo si poteva resistere. Il sole, da palla infuocata quale era qualche secondo prima, diventava sempre più piccolo e tenue mentre prima si avvicinava, e poi scompariva dietro la lontana linea dell'orizzonte. Sapevo che a queste latitudini le giornate stanno per diventare “totali”, e allora la mia attesa per vederlo risorgere nuovamente sarebbe stata davvero poca. Ho aspettato. Dopo qualche decina di minuti, mentre il cielo aumentava ancora di più il contrasto dei suoi rossi, eccolo di nuovo là, spostato di poco, ma ancora più grande e luminoso. Arrivava ad incantare ancora una volta, come volesse colmare subito la mia nostalgia. A lui è bastato poco per cominciare di nuovo la sua storia. Erano poi quasi le tre, mi sono diretto verso casa. Ho camminato tra le vie del paese, quando il sole era ormai sul suo cammino verso l'alto ma non aveva ancora bussato alle porte di un mondo che pareva ancora dormire. Nella mia mente risuonava una frase di High, di James Blunt: <<..beautiful dawn, You're just blowing my mind again. Thought I was born to endless night, until you shine..>>.


Fato? Casualità? Mentre prima pensavo a te, una coccinella mi si è posata sulla mano. L'ho tenuta qualche secondo e poi con un leggero soffio l'ho spinta ancora a volare. La fortuna, forse, è con noi.
Matteo.